kill the enthusiasm

metallara, ex fumatrice, astemia, bibliofila, pessimo carattere, ama il mondo animale in quasi tutta la sua totalità ma odia la gran parte del genere umano, i bambini di più.

Jun 17th, 2009 @ 9:44 pm

Bene...

allora noi si va eh? Ricordatevi: Interpol se non torno entro mercoledì.

@ 4:11 pm

Tale Luca Sofri, nel suo blog, mi dà del “pirla”, ”bugiardo”, “falso”, “stupido”, “incompetente”, “vile”, e “vigliacco” in “malafede” perché ho osato ricordare che Daria Bignardi aveva promesso di trasmettere l’intervista, a suo tempo censurata, a Beatrice Borromeo e a Vauro, prima della fine del ciclo dell’“Era glaciale” e si è poi rimangiata la parola data. L’Era glaciale è finita venerdì sera, ma l’intervista censurata non è andata in onda nemmeno ora che le elezioni europee sono passate.
Scrive il poveretto che la censura è “stata una scelta del direttore di RaiDue, ovvero del suo stesso direttore di Anno Zero, che Travaglio non ha il fegato nemmeno di citare”. Insomma, io avrei “paura di fare accuse ad Antonio Marano, anche perché Marano lo prenderebbe a ceffoni… Di Marano, Travaglio non osa neanche fare il nome, ora che ha una poltrona in prima serata da tenersi stretta e il gessato che gli si addice”.

Questo pover’uomo ignora che sono stato il primo a denunciare la decisione di Marano di chiudere il programma di Massimo Fini, “Cyrano”, prima sull’Unità e poi nel primo capitolo del libro “Regime”. Ignora pure che un mese fa, quando Marano ordinò il taglio dell’intervista a Beatrice e a Vauro e la Bignardi servilmente si piegò alla censura, scrissi sull’Unità quanto segue: “Si attende da una settimana che la Commissione di Vigilanza e il Cda Rai, ma anche le ‘authority’ e i ‘comitati etici’ dicano qualcosa, una parola non di più, sulla censura subìta da Vauro e Beatrice Borromeo all’”Era glaciale” a opera del direttore Marano e nel silenzio della cosiddetta conduttrice Daria Bignardi. Che poi è la versione giornalistica di Lorena Bianchetti. In Spagna avrebbe qualche problemino, ma in Italia Daria Sbianchetti farà un carrierone”.

E’ la Bignardi, non certo io, a temere di contraddire Marano. E’ lei, non io, a temere per la sua comoda poltroncina. Io non vado in onda perché Marano mi abbia ingaggiato, strappandomi a suon di centinaia di migliaia di euro a La7: io vado in onda perché mi ha chiamato Santoro, che a sua volta va in onda grazie alle sentenze dei giudici di Roma, a dispetto dei vertici Rai che si sono opposti in ogni modo giudiziariamente al reintegro di Michele epurato dall’editto bulgaro. Marano non s’è mai permesso, in tre edizioni di Annozero, di censurare alcunchè: forse perché aveva di fronte un Santoro, non una Bignardi.

Questo omuncolo sostiene che mi sarei inventato la promessa della Bignardi di trasmettere l’intervista censurata nell’ultima puntata dell’”Era glaciale”, e fingerei di non sapere che “la par condicio termina con i ballottaggi”. Cito testualmente le parole della Bignardi: “Sempre che ancora vi interessi sentir parlare di Noemi eccetera, quel che è stato detto lo potrete sentire dopo le elezioni, quando sarà trasmessa, ma non aspettatevi chissà che. Io poi spero che avremo altro di cui discutere, dopo le elezioni. Ma non ci conto molto”. Siccome la Bignardi sapeva benissimo che il suo programma sarebbe finito il 12 giugno, l’unica puntata utile “dopo le elezioni” era appunto quella del 12 giugno, e il riferimento alle “elezioni” non poteva che riguardare le europee del 6-7 giugno. I ballottaggi infatti erano fissati per il 21, ben oltre la chiusura del suo programma. Non ho costretto io la Bignardi a mentire, promettendo una cosa che sapeva di non voler o di non poter fare. L’ha fatto lei, sua sponte.

Confermo, con buona pace del Sofri minore, che quella della “par condicio” elettorale e dell’assenza di “contraddittorio” era una penosa “scusa” per adeguarsi al diktat di Marano. Infatti la Bignardi ha intervistato, in periodo di par condicio, politici come il ministro Zaia e altri senz’alcun contraddittorio. Se poi si temeva che le frasi di Vauro e Beatrice su Berlusconi potessero turbare la campagna elettorale, quel timore (peraltro ridicolo) poteva valere per le elezioni europee in cui Berlusconi era candidato (peraltro ineleggibile), non certo per il referendum o per i ballottaggi delle amministrative, dove Berlusconi non è candidato.

Il poverino conclude: “Poi uno si chiede come abbia fatto (Travaglio) a perdere una querela da Cesare Previti”. Purtroppo gli sfugge la differenza fra una querela (ramo penale) e una causa per risarcimento danni (ramo civile). La prossima volta, prima di avventurarsi su terreni tanto impervi, questo piccolo analfabeta potrebbe rivolgersi a chi, in famiglia, di penale deve intendersi per forza.

A proposito di famiglia, dimenticavo: si sapeva che Luca Sofri è il marito di Daria Bignardi; ora sappiamo che è pure il suo Ghedini personale.
Marco Travaglio

Da qui (e per chi volesse l’antefatto)

Jun 15th, 2009 @ 11:45 pm

sì, ci siamo anche quest’anno. 
Parto giovedì, divertitevi, vi manderò una cartolina dalla mia cistite.

sì, ci siamo anche quest’anno.
Parto giovedì, divertitevi, vi manderò una cartolina dalla mia cistite.

@ 11:14 pm

Comunque sì, il gessato gli sta proprio bene.

Vi giuro che a leggere la virulenza e il malcelato odio di Sofri il giovane nei confronti di Marco Travaglio, odio che non riserva nemmeno agli esponenti della destra più becera, mi chiedo cosa gli abbia fatto. Gli ha avvelenato il cane in gioventù? Gli ha fregato la ragazza? No perchè la telenovela si fa interessante, un attacco personale, di quelli che lui in genere rimprovera agli altri, così lo riserva solo a lui.


P.S.: molto signorile e di classe comunque questo suo scagliarsi verso chiunque osi criticare la moglie (vedi Luttazzi,che, correggetemi se sbaglio, si prese del cretino).

Apr 11th, 2009 @ 1:28 am

il terremoto che diventa palinsesto

“Basta terremoto!”, esclama con incauta sincerità uno dei minori con me conviventi, entrando in casa e vedendo l´ennesimo telegiornale che ritrasmette le ennesime immagini di lacrime e macerie. Al mio rimprovero reagisce spiegando che non è affatto indifferente. Ma rischia di diventarlo per colpa di u’overdose di “news” che non aggiunge niente, e diventa rumore di fondo. Proprio mentre me lo spiega (con parole più colorite del sunto che ne ho fatto), sul video passa una scritta cubitale: “ultima ora. In arrivo nuovi soccorsi”. Diciamo la verità: non è esattamente un’ultima ora. Nuovi soccorsi arrivano e arriveranno di continuo. È la necessità di far balenare lo strillo “ultima ora” a trasformare in “ultima ora” anche il faticoso tran-tran quotidiano del dopo catastrofe. È il terremoto che diventa palinsesto, l’emergenza che diventa format.
Vorrei spiegare al minore riottoso quanto è difficile e ambiguo fare informazione. Sentire il dovere di dare tutte le notizie utili, la voglia di sentirsi comunità, ma poi cadere nel vizio pernicioso di sfruttare allo stremo la sofferenza degli uomini, farne spettacolo e farne merce. Allungando il brodo del dolore fino a renderlo insipido. Vorrei spiegarglielo, ma non so da che parte cominciare. In genere le cose che non riesco a spiegare ai minori con me conviventi sono le stesse che non riesco a spiegare a me stesso.

Michele Serra via Wittgenstein

Mar 24th, 2009 @ 1:33 am

ta-dan

Salve a tutti! (disse ad una sala desolatamente vuota)

Eravate ansiosi di sapere che fine avessi fatto? O più probabilmente non ve ne frega una mazza quadra? In entrambi i casi eccovi un breve riassunto delle puntate precedenti:

E infine, e per questo non servono pallini, ho iniziato a scrivere di musica per una webzine, che non linko per ovvie ragioni.

Voglio solo dirvi una cosa, se tra di voi ci sono aspiranti musicisti; sedetevi, versatevi un whiskey, un rabarbaro, una coca cola, un tamarindo o, se siete davvero trasgressivi, un’orzata;  adesso che siete comodi prestate attenzione alle mie parole: prima di mandare ad una poveretta come me del materiale da recensire, riascoltatelo. Ma non una volta. Due. TreCENTO volte. Poi mettete il frutto delle vostre fatiche in un cassetto. Riascoltatelo dopo un mese, e con un tasso di alcol nel sangue più basso (o più alto, a piacimento). Prendetelo e fatelo sentire a tutti i vostri amici e conoscenti, più sono stronzi meglio è. Segnatevi il loro giudizio, soprattutto se è negativo. Fatto?

Bene. Se ora siete ancora convinti di volermelo mandare fatelo.

Cercate però di seguire una linea dominante: se iniziate che sembrate i Pink Floyd, finite come i Nirvana e cantate come il figlio segreto di Piero Pelù e Giovanni Lindo Ferretti siete solo un orrendo pudding musicale, e il massimo che posso scrivere su di voi è augurarvi una morte lenta e dolorosa o di finire i vostri giorni nella band del già citato Marco Carta.

” Se un mattina ti alzi e non vedi il sole o sei morto o sei il sole”

Jim Morrison.

@ 1:02 am

“Papa irriso da media e politici
Manipolata la vicenda di Eluana”

Repubblica.it

OK, siamo al “quegli stronzi mi scherzavano, zio Bagnà, difendimi”

Feb 17th, 2009 @ 8:24 pm

nani col cuore di nano

Carlo Felice, debole di reni e di polmoni, è restato a Torino, ma ha mandato saluti regi e abbracci per i figli sardi. Ha mandato il figlio suo, che sarà re anch’esso perchè la Sardegna è terra di grano, di miniere e d’uomini. Serbatoio di braccia e di soldati per l’Italia da farsi.
- Passa in rassegna le tue truppe, - ha detto Felice ad Alberto avanti la partenza. - Ché me li raccontano tenaci e battaglieri questi sardi, non prestanti: botoli che azzannano le caviglie e non si staccano, così me li raccontano questi sardi…

E Carlo Alberto, siamo ormai ai primi di maggio, madido di sudore, sotto la campana di candido e grossolano lino, che dovrebbe ripararlo dalla canicola cagliaritana, fa un cenno col mento al marchese di Yenne. Il marchese, che per l’occasione si è vestito alla piemontese, batte le mani perchè avanzi il suo regalo al futuro sovrano.
E’ un regalo, ma anche un augurio. Un piccolo carro trascinato da un piccolo baio col pennacchio e guidato da un nano.
[…]
- Questi sono i nani dell’interno… - si affretta a spiegare il barone di Sansilvestro.
Ma, a ben guardare, Gaspare non è molto più basso del marchese ed è sicuramente più alto della marchesa…
[…]
Ecco: un nano gli abbiamo regalato, e ci siamo fatti uno sberleffo peggiore di quello che ci avrebbe fatto il nostro peggior nemico. E da nani ci hanno trattato sempre. E noi da nani ci siamo lasciati trattare. E quando volevano trattarci da uomini ci siamo ribellati. Chè le lotte le abbiamo fatte solo per mantenere il nostro status di nani. A elemosinare contributi, a fingere greggi per pensioni, a costruire obbrobri con proventi regionali. Nani con l’animo nano. Con l’orgoglio attaccato a sputo e l’invidia per chi nano non è.
Un nano gli abbiamo regalato. Nani col cuore nano. Un cuore sanguinario e terribile. Pronto a lacerarsi di rabbia vigliacca. Quella che non si vede, quella dei servi.
Nani con lo sguardo nano. Uno sguardo che non oltrepassa il cortile di casa.
Questo è il morbo: vederci nani anche quando siamo giganti.
Questo è il morbo: non riuscire a gioire della grandezza altrui, voler essere nani tutti, spezzare le gambe a chi cresce troppo, volerlo nano…
Accontentarsi è il morbo, barare sul peso, ragionare come se si avessero solo crediti e nessun debito.
Ma anche le lacrime finiscono. Finiscono. Anche di piangere si smette, a un certo punto.
E si deve prendere la vita nelle proprie mani, rifiutandosi di continuare a delegarla a politici nani.
Quanto amore c’è in questa rabbia. Si vorrebbe urlare. Quanto amore.

Da qualunque parte la si guardi, si perde qualcosa. Da qualunque parte la si prenda, si deve cedere.
Abbiamo una storia talmente sussurrata che bisogna tacere per sentirla. Una storia di nani che aspettano giganti che li portino sulle spalle, oltremare, altrove, nel mondo.

MARCELLO FOIS - DURA MADRE, EINAUDI.

Nov 21st, 2008 @ 4:24 pm

GGM4 (giornalismo geneticamente modificato 4: deontologia)

Ad Aprilia esistono quattro impianti industriali ( due farmaceutici, uno di vernici e uno di pesticidi ) che, secondo la “legge Seveso”, sono a “rischio di incidente rilevante”. In tanti, da tempo, cercavano il modo di rendere l’aria ancora più irrespirabile e la zona ancor più pericolosa. Tutti battuti sul tempo dall’ingegner De Benedetti, grande sponsor del PD, che con la sua Sorgenia costruirà proprio qui, grazie a una autorizzazione concessa nel 2006 dal ministro Bersani ( PD ), una maxicentrale elettrica turbogas da 750 megawatt: produrrà energia bruciando metano. La massima ricaduta degli inquinanti sarà nel raggio di 5 km, densamente abitati. Poco importa che i cittadini di Aprilia protestino con manifestazioni, cortei e presìdi, sgomberati a forza: la Repubblica ( De Benedetti ) non ne parla. Ovvero, per dirla con Repubblica, “Berlusconi attacca il PD.”

Daniele Luttazzi

Jul 4th, 2008 @ 3:46 pm

C’è qualcosa di distorto, anzi di abbastanza mostruoso, che sta passando nell’opinione pubblica. Qualcosa che si sente in giro: al bar, in autobus, dall’ortolano, nelle telefonate alle radio durante le trasmissioni di politica.

Questo qualcosa si può riassumere in una breve frase di un ascoltatore intervenuto ieri sera a Radio24. Che, riferendosi al corteo dell’8 luglio, ha detto più o meno: «Ma cosa volete ancora? Avete perso le elezioni, adesso state zitti».

Come dopo un derby, insomma: chi ha vinto ha ragione, chi ha perso rosichi e taccia.

Quindi è roba da rosiconi (che “non ci vogliono stare”) indicare come vergognose la legge imbavaglia-intercettazioni, la slitta-processi, il lodo Alfano, le impronte digitali prese ai bambini, la galera-Cpt per 18 mesi ai migranti, l’elemosina-truffa della poverty card, la bufala dell’Alitalia e molto altro.

Così com’è gossip da rosiconi dire che se un ministro fosse diventato tale per meriti di talamo dovrebbe dimettersi subito perché in tutto il mondo civile avverrebbe così, perché è uno schiaffo a ogni blabla sulla meritocrazia, perché è roba da basso impero non da paese decente.

Ecco, in giro è passato che se uno ha vinto le elezioni ha acquisito il diritto di fare e di aver fatto tutto quello che gli pare o gli pareva, giusto o sbagliato che sia. E se qualcuno dice no, «si oppone al volere popolare», quindi è antidemocratico.

A far passare questa vulgata è stato in primo luogo il premier, con il mantra della magistratura che se indaga «vuole rovesciare l’esito delle urne» e dei giornali che se rivelano le sue telefonate «vogliono costringermi a dimettermi contro la volontà popolare».

Ma ha anche contribuito Veltroni, che con il suo atteggiamento (specie nelle prime settimane dopo il voto) ha lasciato intendere l’inutilità del contrapporsi a chi possiede gli argomenti vincenti, quindi tanto vale collaborare.

E poi, e poi.

E poi ci sono gli istituti demoscopici a dirci ogni giorno che - per esempio - le impronte digitali prese agli zingari piacciono alla maggioranza, e allora ecco la pavida opposizione incartarsi, dire “beh, se la gente è d’accordo che la facciamo a fare una battaglia su questo?”.

Come se una mostruosità diventasse eticamente legittima perché un sondaggio rivela che piace ai più: e se secondo l’Ipsos la maggioranza gradisse il ripristino delle leggi razziali del ‘38, rinunceremmo ad opporci anche a quelle?

E lo stesso su tutto il resto: le leggi ad personam, il reato di immigrazione e infine il governo-lupanare: “Agli italiani non interessa se Berlusconi è stato con la Carfagna, interessa che Berlusconi li faccia arrivare a fine mese”. Sicché, chiude il sillogismo, “che rompete le balle a fare con questa storia di gossip? Lasciatelo lavorare che staremo tutti meglio”.

Ecco perché c’è qualcosa di distorto, anzi di abbastanza mostruoso, che è passato nell’opinione pubblica.

La convinzione plebiscitaria dell’intangibilità del capo e dell’inutilità conseguente di un’opposizione, che per il fatto di essere minoranza (e magari di sostenere tesi di minoranza) nel momento in cui si oppone alle vergogne o alle truffe del governo è per questo “antidemocratica”. Il capo è voluto dalla maggioranza, quel che fa piace alla maggioranza, quindi tutto il resto vada a fottersi: le regole etiche e politiche, la magistratura, i giornalisti e chiunque altro tenti di far sentire la sua voce.

Spero che sia contro questa parodia monocratica della democrazia, senza controbilanciamenti e senza opposizione, che si manifesterà martedì prossimo a Roma. Se fosse così, ci sarò anch’io.

Piovono Rane

Gesù, che depressione…

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